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Il Carnevale di Gallipoli 2015 – La Divina Commedia

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Una popolazione forte, ingegnosa, laboriosa, di fede quella dei gallipolini, ma anche divertente, ironica e creativa. Caratteri che si riscontrano nel noto carnevale e  durante i riti religiosi e che promuovono la “ Città bella” sia all’interno della regione, sia verso il territorio italiano generando un forte afflusso turistico.

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Il carnevale di Gallipoli è tra i più noti della Puglia. “La sua tradizione è antichissima ed è documentata, oltre che in atti e documenti settecenteschi, anche da radici folcloristiche che affondano le origini in epoca medioevale, tramandate fino ad oggi dallo spirito popolare. La prima edizione risale al 1941. La manifestazione carnascialesca organizzata dall’Associazione Fabbrica del Carnevale, nata pochi anni fa con finalità di organizzare, promuovere e riportare in auge il Carnevale della città di Gallipoli. L’associazione raccoglie al suo interno i maestri cartapestai Gallipolini e tanti giovani artisti che vogliono valorizzare il Carnevale”

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I festeggiamenti iniziano per tradizione il 17 gennaio con l’accensione della Focara di Sant’Antonio Abate.

È interessante notare come questa espressione popolare venga vissuta dagli abitanti del posto con una serie di scadenze temporali e rituali che risalgono a quei tempi, in una continua commistione tra simbologia pagana e cristiana, come la stessa scelta del giorno della Focara di Sant’Antonio per sancirne l’inizio: contemporaneamente al falò principale vengono accesi diversi altri fuochi più piccoli per le vie, che danno vita all’antica tradizione delle “focareddhre” di Sant’Antonio. Gli stessi falò sono accesi seguendo dei riti codificati lungo i secoli.

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Il Carnevale di Gallipoli ha anche una sua propria maschera, quella conosciuta come “Lu Titoru”, nome dialettale per Teodoro. La sua maschera nasce per ricordare appunto Teodoro, che secondo la tradizione dopo essere tornato dal servizio militare chiese alla madre di preparargli delle gustose polpette. Non avendole mangiate per molto tempo, però, le ingurgitò con foga e rimase soffocato. Un’altra versione dice che il giovane, finalmente abbandonatosi al divertimento e al cibarsi sfrenatamente, fu soffocato mentre mangiava salsicce e polpette di maiale una dopo l’altra. La madre del ragazzo viene chiamata Caremma, nome dialettale per Quaresima. La tradizione non ha riscontri verificabili, ma la maschera viene raffigurata in ogni carnevale, assieme alla Caremma e ad una serie di altre figure che lo piangono

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Il clou si raggiunge durante l’ultima domenica carnevalesca e il martedì grasso, giorni in cui per le vie della città e sul principale Corso Roma vengono fatti sfilare i grandi carri allegorici  esclusivamente in cartapesta, assieme a gruppi in maschera che inscenano spettacoli a tema o mettono “in funzione” il carro. L’evento attrae migliaia di persone da tutte le città pugliesi, che assistono allo spettacolo in abiti civili o anch’esse in maschera lungo le vie transennate.

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Oggi il carnevale di Gallipoli è diventato un prodotto di marketing fortemente voluto anche dalla amministrazione, cresciuto nella sua perfomance tale da essere menzionato insieme ad altri carnevali nazionali (Viareggio, Putignano, Venezia) collegato con la lotteria nazionale e fonte di lancio turistico.

Giulio Spano

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